Stati Uniti, Iran e Oman sarebbero vicini a un accordo provvisorio di 60 giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz. L’intesa, secondo Axios, potrebbe essere annunciata da Washington nella giornata di oggi e avrebbe l’obiettivo di ripristinare il cessate il fuoco e favorire una nuova fase di negoziati sul programma nucleare di Teheran.
La bozza sarebbe stata discussa dopo lo stop agli attacchi ordinato dal presidente Donald Trump. Il coinvolgimento dell’Oman, già impegnato nella mediazione, si inserisce in un nuovo tentativo negoziale al quale partecipano anche Qatar, Pakistan e Arabia Saudita.
L’intesa in discussione per Hormuz
Axios riferisce che il via libera di principio alla proposta sarebbe arrivato dall’Iran nel fine settimana. Il processo di approvazione a Teheran si sarebbe poi concluso martedì, con l’assenso della Guida Suprema Mojtaba Khamenei e del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.
Nei giorni precedenti si sarebbero svolti contatti telefonici tra l’inviato speciale americano Steve Witkoff, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il capo della diplomazia omanita Badr al-Busaidi.
Trump ha parlato di “ottimi colloqui” in un’intervista a Fox News e ha indicato possibili novità entro 48 ore. Il presidente ha inoltre ribadito che lo Stretto dovrà essere riaperto in tempi brevi, minacciando conseguenze pesanti per la Repubblica islamica in caso contrario.
Rotte separate, nessun pedaggio e bonifica
Il piano descritto nella bozza prevederebbe una disciplina temporanea per tutto il traffico navale nello snodo marittimo. Le navi dirette verso il Golfo Persico utilizzerebbero una rotta settentrionale, all’interno delle acque territoriali iraniane.
Le imbarcazioni in uscita verso il Mar Arabico seguirebbero invece una rotta meridionale, nelle acque territoriali dell’Oman e in coordinamento con l’Iran. Per la durata dell’accordo non sarebbero applicati pedaggi al passaggio delle navi.
Le parti assumerebbero inoltre l’impegno di liberare la rotta centrale dello Stretto dalle mine navali entro 30 giorni. Una volta ristabilite condizioni di sicurezza, il corridoio mediano potrebbe tornare a essere impiegato sia in entrata sia in uscita, sulla base di un’intesa permanente che Oman e Iran dovrebbero ancora definire.
Secondo Axios, un’intesa era già apparsa possibile circa tre settimane prima, quando Stati Uniti e Oman stavano lavorando con diversi mediatori. Il percorso si era però interrotto dopo la ripresa dei raid americani contro obiettivi iraniani.
Lo stop ai raid e le scorte di intercettori
La ripresa dei negoziati arriva dopo la sospensione degli attacchi decisa da Trump nel fine settimana. La Cnn collega la svolta diplomatica anche alla situazione delle riserve militari statunitensi, descritta dalle sue fonti come critica per quanto riguarda munizioni e sistemi di difesa missilistica.
Secondo l’emittente, le forze armate americane avrebbero utilizzato quasi l’80% dei missili THAAD disponibili e circa la metà dei missili Patriot impiegati dall’inizio del conflitto alla fine di febbraio. Le stime del Center for Strategic and International Studies, citate dalla Cnn, indicavano prima della guerra circa 2.200 Patriot nelle due versioni più moderne e 452 THAAD.
La scarsità di intercettori renderebbe più difficile la protezione delle strutture militari statunitensi nel Golfo Persico e aumenterebbe l’esposizione degli alleati regionali ad attacchi iraniani con missili e droni. In questo contesto, la soluzione negoziale viene descritta come una strada sempre più necessaria.